Cosa sta portando molte palestre a chiudere? Quali fattori incidono nel successo o meno di una palestra ai giorni d’oggi ove il fitness non è solo più sinonimo di forma fisica ma anche di benessere mentale. La palestra viene vissuta sempre più come luogo di ‘rinascita’ fisica e psicologica dai consumatori, ma spesso gli imprenditori non riescono a stare al passo con i costi della gestione delle stesse. Quali le soluzioni per sopravvivere ai rincari pur garantendo i servizi? La parola a Stefano Gambaccini, fondatore nonché presidente del Brand GimFIVE.

Palestre GimFIVE: l’intervista  al Presidente Gambaccini

Stefano Gambaccini in questi giorni sta avendo molto successo la campagna marketing che avete lanciato sulle vostre pagine per tutelare quanti sono rimasti di punto in bianco con un abbonamento attivo in mano, ma senza palestra.  Voi avete proposto di accogliere ad esempio gratuitamente 1000 iscritti di una palestra in provincia di Modena, cosa che peraltro avevate già proposto anni fa sempre nel modenese e dalle parti di Pontedera, piuttosto che a Livorno. Perché questa scelta, quali gli scopi?

Ciao Erica. Il fatto che oggi migliaia e migliaia di palestre abbiano chiuso i battenti o siano in procinto di chiudere è frutto di tutta una serie di cause e concause che vengono da lontano.

Poca imprenditorialità, troppa improvvisazione, scarsa lungimiranza unite a quasi 2 anni di chiusure forzate.

Tutto ciò, insieme alle bollette che sono aumentate del 300%, è stato il cocktail perfetto per far scoppiare una pentola che premeva già da tanto tempo.

Oggi, come gruppo GimFIVE, stiamo “semplicemente” tenendo fede a quella che è la nostra mission (aiutiamo le persone a migliorare la qualità della propria vita offrendo varie possibilità di allenamento in un ambiente innovativo).

Precludere la frequenza dei nostri centri a tesserati di altre strutture, che dall’oggi al domani si sono ritrovati con la propria palestra chiusa, significa l’esatto contrario di quanto, col mio staff, professiamo da anni.

Negare loro la possibilità di poter terminare il proprio abbonamento da noi significherebbe, molto probabilmente, far uscire quelle persone scoraggiate dal mondo del fitness, il che non equivarrebbe certo a un miglioramento della loro qualità di vita, anzi.

Lei non è solito a imprese innovative, nei mesi scorsi aveva proposto e concesso il bonus 80 euro mensili ai suoi collaboratori sportivi come incentivo concreto a proseguire con una professione duramente colpita dal covid e dalle conseguenti chiusure delle palestre. Come mai questa continua ricerca all’innovazione? La Logica che sottende al gesto attuale è più o meno analogo nei confronti del consumatore questa volta? Ossia invitare i clienti delusi a non demordere e a terminare di spendere l abbonamento presso la GimFIVE, al fine poi di instaurare un rapporto di fiducia che porti il cliente a fidelizzarsi e restare?

Esatto hai centrato il punto, Tutto ciò creerebbe solo sfiducia nei confronti di un settore, già troppo martoriato, e non farebbe altro se non allontanare le persone, che a tale mondo vorrebbero approcciarsi. In molti si dimenticano che il fitness, e l’attività fisica più in generale, costituiscono un farmaco naturale in grado di stravolgere in meglio la qualità della vita di ogni individuo.

Pertanto tutti coloro che per un motivo o per l’altro si sono, in ogni angolo d’Italia, ritrovati senza più la loro palestra, potranno proseguire il loro abbonamento presso una delle 12 palestre GimFIVE. Pensa che ci sono state soprattutto realtà non low cost che hanno cessato l’attività: i relativi tesserati che hanno proseguito nei nostri centri ci hanno già scelto anche per il proseguo, oltre quindi al loro diritto sacrosanto che gli avevamo precedentemente garantito.

Alla faccia di chi associa low cost a low quality.

Tu parlavi di innovazione anzitutto questa è insita, tanto nella nostra Mission -di cui ti accennavo prima- quanto nella nostra Vision (essere la prima catena italiana low cost per numero di palestre e tesserati che vuole affermarsi anche fuori dai confini nazionali, facendo in modo di operare con standard innovativi e qualitativi accessibili a tutti).

Pensa che siamo stati i primi in Italia ad aver portato le attività Virtual; così come siamo stati i primi in Italia ad aver permesso l’ingresso in palestra con la bussola, proprio come in banca, ed impronta digitale. Innovazioni, automatizzazioni e standardizzazioni che ci consentono, ancora oggi di vendere abbonamenti a €9,90 al mese: qualcosa di impensabile in questo mondo. Non mi voglio dilungare troppo, magari in un’altra occasione ti racconterò meglio il tutto.

Tornando a noi.

Aver tenuto aperti durante il lockdown, come aver dato un contributo di circa 100 mila euro all’anno ai miei 100 e più collaboratori è stato qualcosa in totale controtendenza rispetto al vulgus. Negli anni, e le mie primavere hanno già superato le 60, ho imparato che SPESSO il vincente è colui che va in direzione opposta, ostinata e contraria rispetto alla massa. Tutti chiudono? E allora Io Apro, se credo di essere nel giusto con cognizione di causa, e non a caso la giurisprudenza sta facendo il suo corso anche in tal senso.

Aumentano i costi e tutti tagliano laddove possibile? Io investo soprattutto sulle risorse umane sia a livello economico oltre che mettendo loro a disposizione percorsi di formazione e crescita interni all’azienda.

Improvvisamente decine di migliaia di persone con un diritto si trovano senza una palestra? Io le accolgo nelle mie.

Il Covid prima ed il caro bollette ora teme potrebbero portare altri imprenditori in difficoltà e dunque altre realtà a chiudere? Cosa consiglierebbe, da imprenditore, al futuro Governo affinché il mondo dello sport e di conseguenza il benessere dei cittadini possa essere tutelato?

Oggi, metà Settembre 2022 siamo nel preludio di una tempesta perfetta.

Da qui alla prossima Primavera centinaia di migliaia di altre attività chiuderanno per sempre. Non solo nel mondo fitness, ma in tantissimi altri settori.

Ritengo che quelli che soffriranno maggiormente saranno i “piccoli”: botteghe, artigiani, ristorazione a conduzione famigliare. In un piccolo bar di provincia una bolletta da 3000€ ti spezza letteralmente le gambe e ti fa abbassare definitivamente la saracinesca.

Noi dobbiamo essere bravi a reggere questi urti, attraverso un’attenta programmazione, contando solamente sulle nostre forze e capacità.

La sopravvivenza e perché no la prosperità passano attraverso 2 step:

  1. “Concentrazione” e franchising: la palestra di quartiere, se non è in grado di fare quello step evolutivo da bottega a impresa, avrà vita dura. Resteranno sul mercato solamente player di dimensioni medio grandi o coloro che, guardando un po’ più in là del proprio naso, hanno scelto di affiliarsi o aderire a circuiti già consolidati, in grado di sfruttare modelli di business già ben definiti ed economie di scala, quanto mai fondamentali oggi.

Proprio per questo, siamo diventati una sorta di franchising, in grado di accogliere chi vuole riconvertire la propria palestra oppure aprirne una ex novo.

  • Personale d’eccellenza, vedi Academy: bisogna puntare anche sul proprio personale, oggi giorno trovare collaboratori eccellenti è quanto mai arduo.

Il mismatch tra domanda e offerta è sempre più ampio, tanto che nel post “pandemia” la forbice si è notevolmente allargata. Da una parte ci sono milioni di aspiranti lavoratori che non riescono a collocarsi (o che non vogliono collocarsi), dall’altra aziende che non riescono a crescere come vorrebbero per mancanza di personale.

Da imprenditore, punto a valorizzare ulteriormente le capacità dei miei attuali collaboratori e creare per loro e per chi vuole affacciarsi in questo mondo dei percorsi professionalizzanti, come stiamo facendo ad esempio con l’Academy GimFIVE: il primo percorso nel settore fitness a 4 livelli, in grado di trasformare un semplice collaboratore in un manager di successo. Per tale percorso, gestito dal nostro direttore Generale Gerardo Ruberto, ci siamo ispirati a master e corsi universitari, che solitamente vengono frequentati da persone già laureate.

Tu mi chiedi cosa consiglierei al nuovo Governo, ho le idee molto chiare, in realtà i miei consigli sono molto semplici

In primis chiederei di farci lavorare NORMALMENTE, cosa che ci è stato impedito per due anni e poi consentito ma con mille paletti (distanziamenti, mascherine e altre misure assurde come il marchio verde su cui preferisco stendere un velo pietoso).

Non scherzo se dico che basterebbe solo quello.

Poi le istituzioni devono intervenire per far si che la forbice tra domanda e offerta nel mondo del lavoro si appiattisca. Come? Anzitutto togliendo sussidi a pioggia e facendo si che chi sia nelle condizioni di poter lavorare, LAVORI: so che è un concetto un po’ strano in Italia, paese in cui l’assistenzialismo la fa troppo da padrona. Ma qui mi addentrerei in un filone eccessivamente politico e non mi interessa farlo, mi preme solo appellarmi a qualsiasi Governo entrerà in carica affinché venga per una volta messo al primo posto post elezioni il benessere dei propri cittadini .

Grazie Stefano della lunga ed interessante intervista.

Grazie a te Erica per averci concesso tempo e spazio per far conoscere

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.