Il tema dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo sta diventando predominante in molti ambiti, siamo di fronte ad una sorta di ‘rivoluzione’ nel mondo del lavoro e giustamente gli esperti si confrontano tra loro su possibili benefici e svantaggi di un tale cambiamento che, inevitabilmente, detterà e scriverà una nuova era.

Altro dubbio, più che legittimo, a cui si cerca di dare risposta anche ai vertici aziendali è se si sia effettivamente pronti e soprattutto formati nella pubblica amministrazione e non solo all’introduzione dell’intelligenza artificiale.

Di assoluto interesse quanto emerso il 20 dicembre nel corso dell’audizione alla XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati del Segretario Generale, Marco Carlomagno, e del responsabile delle politiche contrattuali, Roberto Cefalo, della FLP– Federazione Lavoratori Pubblici e funzioni Pubbliche, in merito, proprio, all’indagine conoscitiva sul rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro, con particolare focus agli impatti che la stessa può avere sul mercato del lavoro.

E’ importante sottolinea Carlomagno, che riaffronta le tematiche anche nel corso di un intervento live su Linkedln partecipando alla discussione su ’Un inedito mondo del lavoro. Conversazioni su presenti evolutivi e futuri preferibili, organizzato da 2BHappy Culture Company, rendersi conto in primis che il mondo è cambiato, per prospettive di vita, per qualità, per valorizzazione delle persone. Occorre riportare le persone al centro, come vogliono i giovani ed il mondo del lavoro. L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente tutte le professioni. Occorre imparare a gestirla, studiarla, a partire dalle scuole e dalle università. Altrimenti, se si vuole continuare con il ‘si è sempre fatto così’ non c’è futuro’.

Il Covid, aggiunge Giuseppe Silvio l’Abbate, Responsabile della Segreteria Regionale della Faipl Cisal Federazione autonoma Italiana Lavoratori Postelegrafonici,  in questo è stato grande maestro, ha fatto riapprezzare la vita, che può cambiare inaspettatamente da un momento all’altro, ed ha portato dunque i lavoratori a cercare maggiormente un impiego qualitativamente migliore, in cui l’uomo venga posto al centro, così come la sua salute mentale. Il lavoratore, potremmo dire, non ci sta più ad essere considerato ‘un numero ’, desidera del tempo da dedicare anche ai propri affetti, il lavoro viene dunque oggi sempre più vissuto come un mezzo per avere una vita soddisfacente e non come il centro della propria vita. Diversi studi dimostrano infatti che per gli italiani la carriera non è più una priorità, ma si ‘sceglie’ la vita. Solo le aziende che hanno colto questo cambiamento, evidenzia anche una ricerca di Randstad Italia, integrando la cultura del lavoro flessibile e inserendo la persona e le sue esigenze e la sua costante formazione all’interno dei propri valori aziendali e della propria organizzazione resteranno a galla in un mercato del lavoro che non è più lo stesso, gli altri non avranno futuro. Di questi aspetti ne ho ampiamente parlato anche nel mio testo “Lavoro e Produttività in Italia. Strategie per il miglioramento delle condizioni lavorative”

In questo scenario in cui le risorse divengono più selettive, va da sé che soprattutto in alcuni ambiti, ove purtroppo vi è carenza di personale, o si è consapevoli che nel prossimo futuro, vedi Poste Italiane, vi sarà un’uscita di massa di quanti sono prossimi alla pensione, l’intelligenza artificiale se ben sfruttata, potrebbe dare grandissimi vantaggi all’azienda ed alla collettività, tenendo presente che l’unica intelligenza dotata di emozioni e raziocinio resta quella umana che nessuno ha intenzione di sostituire, ma al più di affiancare.

L’ IA potrebbe garantire, aggiunge l’Abbate, anche ad esempio nell’organizzazione di un ambiente come Poste Italiane, servizi di qualità maggiori e più rapidi al cittadino. Chiaro che gli aspetti di cui parlava Carmomagno per le P.A andrebbero certamente tenuti in considerazione, è necessaria una formazione puntuale perché nel mondo del lavoro vi sono 5 generazioni a confronto, le ultime sono certamente più avvezze alle tecnologie, ma i più anziani chiaramente potrebbero avere delle difficoltà. Poi bisogna tenere in considerazione il timore di quanti vedono nell’IA una minaccia per le nuove assunzioni in un mondo in cui già vi è disoccupazione e carenza di posti di lavoro.

In generale, per fare una sintesi di quanto enunciato fin qui potremmo dire che le organizzazioni possono beneficiare dall’implementazione dell’IA per migliorare l’efficienza operativa unitamente all’esperienza del cliente e puntare ad ottimi livelli produttivi.  I vantaggi potrebbero includere l’automazione dei processi, l’ottimizzazione delle consegne e il miglioramento della gestione delle informazioni. Gli svantaggi potrebbero riguardare questioni etiche, privacy e la necessità di gestire accuratamente il cambiamento organizzativo.

Non dimentichiamo che Poste Italiane, con 1,1 mld di euro di investimento, di cui più di 800 mln sono fondi PNRR, si propone come supporto alla pubblica amministrazione, più di quanto lo sia già, in tutti i comuni con meno di 15 mila abitanti, pertanto, proprio in tal senso la spinta digitale e l’integrazione dell’IA possono essere di grande aiuto per riportare il cittadino verso la PA che notoriamente viene vista come un carrozzone complesso a cui approcciarsi.

Servirà nel contempo una forte attività formativa per permettere a chi è già dipendente di poter acquisire nuove competenze e migliorare il proprio skill professionale.

In tal senso, proprio in questi giorni, ho sottoscritto a nome della Failp Cisal Puglia, un protocollo d’intesa con una società di formazione, Form Hub di Bari, per permettere a tutti i lavoratori postali pugliesi di poter accedere a percorsi formativi di ogni genere, anche universitari, a prezzi accessibili.

La società, conclude, va dunque formata affinché si possano vedere anche i vantaggi che l’IA potrebbe dare al mercato del lavoro, nessuno dovrebbe avere in mente di sostituire le persone con la tecnologia, al più lo scopo dovrebbe essere quello di impiegare l’IA in ambiti di maggior rischio per i lavoratori o in ambiti in cui il supporto della stessa serva a snellire professioni o burocrazie che altrimenti risulterebbero rallentate da processi ormai divenuti obsoleti e farraginosi, occorre adeguarsi al cambiamento e all’evoluzione perché il mondo è in cambiamento.

La paura del nuovo, il timore di uscire dalla confort zone non può in alcun modo impedire un miglioramento nella qualità del mondo del lavoro che è inevitabile dati i cambiamenti stessi della società in cui viviamo.

A cura di Erica Venditti,

Ufficio Stampa FAILP Cisal Puglia

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.