Ieri è stato trasmesso in prima serata il film ‘Nata per te‘ del regista Fabio Mollo che racconta la storia vera di Luca Trapanese, single ed omosessuale, per poter ottenere l’affidamento prima e l’adozione poi di Alba, una bimba affetta dalla sindrome di down, abbandonata subito dopo la nascita in Ospedale. Il film che avevo già visto nel 2023 quando era uscito nelle sale, è di una bellezza unica, non solo per i temi che tratta, ma per come viene presentata la storia, impossibile non commuoversi dinanzi ad un uomo, Luca, che cerca in tutti i modi di rendersi disponile ad adottare Alba Stellamia, il nome viene dato alla bimba dall’infermiera che si occupa della neonata, una donna che si affezionerà ad Alba trattandola con una dolcezza incredibile fin dai primi giorni di vita.

Luca si propone dinanzi al giudice avendo un curriculum di tutto rispetto, egli infatti lavora in una Onlus di cui è anche fondatore, ‘A ruota libera’, che si occupa proprio di ragazzi affetti da disabilità, la sua esperienza decennale sarà sicuramente un punto a suo favore nel corso della valutazione alla sua idoneità, che inizialmente tarda ad arrivare, per riuscire a scardinare i pregiudizi iniziali su quel che non viene definita una famiglia ‘tradizionale’ che avrebbe aperto facilmente le porte all’adozione.

Ma Luca, interpretato dal bravissimo Pierluigi Gigante, non si arrende e nella sua lotta è affiancato da un’ avvocata Ranieri ( Teresa Saponangelo) tenace ed empatica, incontrata casualmente nel corso di uno dei suoi infruttuosi iniziali incontri con la giudice Gianfelici (Barbora Bobulova) che si offre, dati i numerosi rifiuti ottenuti, di patrocinarlo e che lo invita a procedere prima con l’affido temporaneo unica possibilità, a suo dire,  per convincere il giudice, che continua a ricevere tantissimi rifiuti dalle coppie tradizionali che si erano offerte per l’adozione, tutte non in grado di offrire le cure necessarie per la patologia di Alba o semplicemente, senza ipocrisia, che non si sentono di adottare una bimba con la sindrome di down.

La Giudice accetta l’affido temporaneo, ed il film diventa un crescendo meraviglioso di emozioni, lo stesso Luca partito con delle ottime intenzioni si trova in grande difficoltà, inizialmente teme di non essere in grado, ma Alba un pochino alla volta prende familiarità con la nuova presenza e si affida sempre più alle cure di un padre amorevole e della sua famiglia, sono diversi i parenti nel corso del film a dare una mano nelle prime fasi di arrivo della bambina, l’avvocata stessa, madre a sua volta di due bambini, aiuterà Luca in un momento di difficoltà e sconforto iniziale, quando tutto sembra difficile ed insormontabile.

I giorni passano l’affinità tra Luca ed Alba cresce, ma purtroppo l’affido temporaneo termina e Luca si vede costretto a riportare la bimba in ospedale, questa scena é straziante, perché seppur piccolissima Alba si lascia andare ad un pianto disperato come se avesse compreso che una persona importante stava andando via. Luca sconfortato si arrende all’idea dell’adozione solo perché gli assicurano che una famiglia ‘tradizionale’ si è offerta per prendersi cura di Alba, ma dopo sei mesi una telefonata riapre alla possibilità di adozione in quanto la famiglia ha riportato la bimba indietro non ritenendosi all’altezza delle difficoltà.

Il film diventa allora un’ escalation di emozioni; Luca e l’avvocato ci riprovano, non demordono, Luca cerca di far valere i suoi diritti affrontando a muso duro la giudice, l’avvocata stessa ricorda che in Italia esiste già una legge, art 44 legge 184/1983, che permette in casi eccezionali alle persone single di poter procedere all’adozione. Alba d’altronde continua ad essere senza famiglia perché essendo affetta da sindrome di down non trova collocazione in nessuna casa.

Dopo un lungo attendere la giudice si decide ed acconsente all’adozione di Alba, la scena finale in cui l’avvocata comunica con una gioia immensa la notizia a Luca mentre egli è nella sua associazione, è davvero toccante, per chi come me è emotivo non può che far scendere le lacrime. Un finale tanto atteso che cerca di portare alla luce moltissime tematiche importanti, la possibilità, ancora oggi lontana, di aprire l’adozione anche ai single e agli omosessuali.

Un film che affronta anche con i ‘guanti’ il tema della disabilità e delle difficoltà quotidiane nella gestione dei questi ragazzi, ma che dimostra altresì come sia necessario sdoganare i pregiudizi che continuano a fare differenze tra famiglie tradizionali ‘madre e padre’ , che comunque hanno riportato Alba indietro non sentendosi all’altezza, ed un uomo single, che proprio per la sua empatia è stato in grado di dedicare l’intera sua vita alle persone più deboli e con gravi disabilità, pronto ad adottare Alba. Il film vuole far comprendere che famiglia può essere anche un padre single omosessuale in cui regna l’amore, è che una bimba possa crescere benissimo anche se non nella classica famiglia tradizionale, come oggi la s’intende.

Il percorso perché la legge vada in questa direzione è ancora irto e pare lontano, purtroppo lo stesso Luca Trapanese, che nei giorni scorsi ha fatto un video sui social con Alba in braccio, che ormai ha 9 anni, per ricordare la visione del film, afferma che nulla in questi anni è cambiato. La legge sulle adozione per persone single non ha visto evoluzioni.

Nel film ci sono anche dei rimandi al passato, dei flashback, che raccontano di un’amicizia profonda tra Luca e Rocco, un carissimo amico d’infanzia, morto giovane a causa di un melanoma, proprio questo legame, si scopre, porterà poi Luca ad intraprendere il suo percorso di volontariato nella cura dei più fragili, e al seminario, dal quale poi è uscito, ma che gli ha lasciato il desiderio di occuparsi degli altri e creare poi nel tempo la sua Onlus, che raccoglie proprio ragazzi orfani e persone con gravi disabilità.

Un film che proprio per i temi profondi che affronta: omosessualità, disabilità, adozione ai single apre certamente al dibattito ed al confronto, specie ora che , spiega lo stesso Trapanese in un lungo post, è necessario aprire gli occhi per non perdere nel prossimo futuro, a causa di qualche corrente politica, i diritti che duramente si sono acquisiti fino ad oggi.

Un plauso anche al regista Mollo per la delicatezza con cui affronta i temi e per aver permesso di comprendere attraverso la visione di Luca che una persona con disabilità non è ‘problema’, ma un dono da custodire, da cui molto si può imparare.

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.