Ultimenews.info: Buongiorno Mauro, il nostro incontro è stato casuale (anche se credo che in fondo in ciò che ci accade ci sia sempre una ragione), ma nel corso della nostra chiacchierata ho percepito da subito un senso di “pace”, nonostante mi fossi resa conto che avevo dinanzi a me una persona particolarmente colta. Post incontro, conoscendo il suo nome, ho deciso di togliermi qualche curiosità cercandola sui motori di ricerca, croce e delizia dei nostri tempi, ed ho effettivamente scoperto non solo che ha lavorato con ruoli di spicco per grandi aziende (Alitalia, SkyTeam) ma che è anche un mentore. Le va di presentarsi brevemente ai nostri lettori?

Mauro Oretti:Volentieri Erica, e grazie di questa domanda lunga e suggestiva.

Allora: sono nato a Torino 65 anni fa e oggi risiedo a Bosa, in Sardegna. Sposato, con una figlia di 27 anni e un figlio di 24. A 16 anni ho trascorso un anno di scambio all’estero a St. Paul, Minnesota, USA, conseguendo lo High School Diploma statunitense e, rientrato in Italia, la Maturita’ Classica. Avendo presto capito che l’iscrizione a Scienze Politiche non faceva per me, ho fatto altro: obiettore di coscienza presso una ONG, a Roma; un viaggio di un anno in Nuova Zelanda, lavorando come cameriere e aiuto cuoco; la gestione di un circolo ricreativo con ristorante, a Torino. A 24 anni ho messo la testa a posto – si fa per dire – e per cinque anni ho lavorato come export manager per una multinazionale francese. Poi sono passato al trasporto aereo e lì sono rimasto, vivendo a Roma, Francoforte, Stoccarda, New York, Milano e Amsterdam, occupandomi di commerciale e operazioni. Dopo quasi 17 anni nei Paesi Bassi, a novembre 2025 sono tornato in Italia. Attualmente sono studente e insegnante di meditazione Raja Yoga (pro bono) con Brahma Kumaris, mentore (pro bono) con Talenti in Corso e coach con Oxford Leadership. Da 21 anni sono vegetariano e astemio. Quotidianamente medito“.

Spiritualità al lavoro: cosa vuol dire?

Ultimenews.info: Ho letto che spesso nei suoi seminari affronta temi che vanno oltre il semplice “coordinare” risorse affinché il team funzioni al meglio in azienda, ma punta moltissimo sul benessere psicologico, in una conferenza a gennaio 2026 ad esempio ha parlato di “Spiritualità al lavoro”. Ci spiega come nell’ambiente frenetico lavorativo attuale che purtroppo tutti conosciamo, più o meno in ogni ambito/settore, possa trovare spazio qualcosa che vada oltre il profitto e che per una volta punti alla “salute mentale” del dipendente, affinché si possano creare pratiche quotidiane che nel tempo creino un ambiente professionale felice?

Mauro Oretti: “Lavorar bisogna, il trucco è far sì che ci piaccia. Epitteto diceva: “Decidi di desiderare ciò che hai, e sarai felice”. Il problema è che nessuno ci insegna come essere appagati. Non c’è nulla di male – anzi! – in un’azienda che fa utili. A patto che siano ottenuti in modo etico, pagando le tasse e retribuendo i collaboratori in maniera adeguata. I bassissimi salari italiani indicano che su questo fronte qualcosa si è inceppato e andrà giocoforza sanato. Il percorso verso il benessere individuale è lungo ma affascinante. Un principio cardine è quello di smetterla di attribuire agli altri la responsabilità delle nostre infelicità. Io non posso scegliere tutto ciò che mi accade, ma posso sempre scegliere come reagire a ciò che mi accade. Il cambiamento riguarda me, non gli altri, e se io cambio (consuetudini tangibili e intangibili, atteggiamenti, modi di pensare…), ecco che il mondo intorno a me cambierà con me e per me, in meglio. I migliori insegnanti sono le persone con cui non andiamo d’accordo, quelle che ci fanno saltare i nervi – sovente si tratta dei nostri genitori, e/o dei nostri capi: lì possiamo davvero mettere a fuoco le nostre aree di miglioramento.

Altro spunto: evitare di perdere tempo cercando di controllare cose che non possiamo controllare (il tempo atmosferico; i risultati sportivi; ciò che avviene nel mondo; i comportamenti altrui…), e concentrarci unicamente sulle cose che possiamo direttamente modificare (le nostre abitudini, il nostro stile di vita, le nostre convinzioni…).  

È poi cruciale evitare i pensieri negativi, che ci succhiano energia. Serve invece praticare la gratitudine e il sorriso, la cura per gli altri. Coltivare la speranza. Consiglio, infine, a tutti di prestare attenzione alla qualità del cibo con cui ci alimentiamo, di svolgere attività fisica regolare e di dedicare quotidianamente un po’ di tempo a sé stessi, approfondendo ciò che genericamente attiene al mondo della spiritualità: ad esempio cercando il silenzio, anche interiore: la riflessione introspettiva; la preghiera, anche laica; la meditazione; la lettura di testi “alti”. Insomma, non possiamo prenderci cura degli altri se prima non aiutiamo noi stessi, rispettandoci ed essendo misericordiosi nei nostri confronti“.

Il potere del silenzio: intervista esclusiva a Mauro Oretti

Ultimenews.info: Mi ha colpito moltissimo anche un altro tema che lei ha trattato ” Il potere del silenzio”, mi affascina perché nuovamente pensando ai grandi ambienti lavorativi ove si è immerso per anni, con profili internazionali importanti, e’ bello sapere che il silenzio interiore deduco, per riequilibrare le proprie energie, e magari esteriore “saper ascoltare senza proferire parola” nel corso di una trattativa, possa avere ancora un peso così importante. Viviamo in una società in cui la “noia” ed il “silenzio ” sembrano quasi da demonizzare, tutto deve scorrere veloce, non c’è tempo per fermarsi a “respirare”, eppure ci sono culture, come quella Orientale, che hanno fatto dell’equilibrio interiore e dei momenti di “vuoto “la base per poter ritrovare o meglio non perdere mai il focus su sé stessi. Perché a suo avviso in Italia si fatica ancora a comprendere quanto il benessere interiore possa giovare alla massima resa di un individuo in qualsiasi campo?

Mauro Oretti: “Non è questione solo italiana. Il rumore di fondo interiore è stato enormemente amplificato dalla rivoluzione digitale. Il numero di stimoli sonori e visivi che ci sollecitano costantemente è cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni, in una misura assolutamente non paragonabile con i secoli precedenti. Questo ha un effetto invalidante su tutti noi. Pensi al ruolo dei social, non a caso finalmente messi in discussione da molti governi. Pensi ai videogiochi. Il primo iPhone risale al gennaio 2007 – meno di vent’anni fa! E non parlo dell’IA.

Per riuscire a vivere in questo contesto così sfidante, il silenzio è uno strumento essenziale. Il silenzio è la lingua di Dio, il modo in cui entriamo in contatto con il Divino. Provi a percepire la differenza che si avverte entrando in una cattedrale, un monastero, un’abbazia, una chiesa, una moschea, una sinagoga, un tempio – luoghi dove le persone hanno cercato e cercano la Verita’ – e come ci sentiamo invece quando facciamo ingresso in un ipermercato o un centro commerciale. Come cambia la vibrazione! In un contesto professionale, poi, la pratica dell’ascolto profondo e dell’attenzione sono ormai attributi indispensabili per chiunque si occupi di leadership“.

Raja Yoga: una pratica di meditazione, in cosa consiste?

Ultimenews.info: Ho altresì letto che pratica da 20 anni la meditazione Raja Yoga e che questa si basa più che sulla pratica fisica sul controllo della mente avendo l’obiettivo di dominare i pensieri per raggiungere uno stato di profonda consapevolezza. Posso chiederle se è una pratica che ha cercato di trasmettere anche presso le aziende per le quali ha lavorato? E se così è stato, come queste pratiche sono state accolte nei vari Paesi con i quali si è interfacciato?.

Mauro Oretti:La meditazione che studio e insegno ha l’obiettivo di attenuare la cosiddetta “coscienza del corpo”, e ripristinare la “coscienza d’anima. La consapevolezza, cioè, che noi non siamo questo corpo – che è sempre perituro, impermanente, caduco; in una parola, mortale. Noi siamo invece anime, esseri spirituali immortali, eterni. Dentro ogni anima c’è la mente, che pensa; l’intelletto, che vaglia i pensieri, li discerne, li giudica, per poi decidere il da farsi; i cosiddetti sanskara, cioè i tratti della personalità che definiscono il nostro carattere; e le nostre virtu’ originali, intrinseche a ogni anima: la pace, l’amore, la gioia, eccetera. Ogni anima è unica, indistruttibile. Ciascuno di noi può visualizzare se’ stesso come anima, un piccolissimo punto di luce spirituale situato al centro della fronte, dietro gli occhi, probabilmente dove c’è l’ipotalamo. Quel puntino sono io, composto di spirito e non, come il mio corpo, di materia. Ogni secondo trascorso a visualizzare me stesso in forma di punto di luce eterno è un secondo ben speso, molto ben speso” .

Ringrazio moltissimo Mauro per averci dedicato del tempo e per averci fatto comprendere l’importanza di sapersi fermare e sapersi ascoltare, a volte nel ‘vuoto’ potremmo scoprire ‘il pieno ‘, ossia rallentando potremmo finalmente comprendere cosa veramente cerchiamo, desideriamo e se la nostra traiettoria quotidiana ( le nostre azioni, come viviamo, il lavoro che facciamo) ci sta portando verso quella direzione, oppure se possiamo fare qualcosa, qualora non ci piacesse la direzione intrapresa, per cambiarla. Spesso cerchiamo la felicità o la serenità negli oggetti materiali, spesso senza raggiungerla, quando mi pare di capire che basterebbe cercarla in sé stessi, coltivando il benessere dell’anima.

Grazie ancora!

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.