Cosa conta davvero per ‘renderci felici’ ve lo siete mai chiesto? Quanto tempo delle 24 h che abbiamo sprechiamo in pratiche inutili, ricorrenti, che ‘apparentemente’ ci fanno stare bene perché riempiono le nostre giornate, quanto ci omologhiamo alla massa e quanto siamo invece autentici? Ecco perché il punto é : siamo disposti ad essere noi stessi in mezzo alla ‘massa’, siamo in grado di ascoltarci anche a costo di non omologarci? Riusciamo ad uscire dalla zona di ‘confort’ per scoprire la bellezza delle piccole cose, perché poi lo stupore é tutto lì nelle piccole cose, e forse, dovremmo tornare ad osservare i bambini, che pur senza soldi, vestiti firmati e grandi ambizioni future, giocano sorridenti in un parco con gli amici, o si perdono guardando un fiore o una farfalla. Non sarebbe bello fermarci un attimo dal ritmo veloce dettato da una vita frenetica e riscoprire il bambino che é in noi e tornare ad amare la natura che ci circonda?

Pedro Martinez, nel suo viaggio itinerante con la sua famiglia ha scelto questo tipo di vita, che ai più potrebbe apparire ‘minimal’ ma che invece é più piena di molte altre, se si leggono i suoi racconti di vita. Riporto qui un suo post, grazie Pedro per avermi concesso di farlo:

Passiamo in media 20 ore al giorno in posti chiusi
Che sia casa
Ufficio
Auto
Mezzi pubblici
Localini
Palestre
Usciamo giusto per rientrare in un altro posto chiuso
Mettiamo le scarpe
Le scarpe pure con 40 gradi
Anche gli stivali
Guai a camminar scalzi
Infatti pensiamo di camminare in natura quando stiamo attraversando un parco cittadino pieno di cemento perché siamo talmente disabituati alla natura che se vediamo una roba color verde, pensiamo di trovarci in alta montagna
Viviamo di droghe di tutti i tipi:
Netflix
Social
Canne
Coca
Relazioni di merda
Alcol a fiumi
Palestre puzzolenti di sudore

Musica di merda a palla dove il massimo del romanticismo è “ho visto lei che bacia lui, che bacia lei che bacia me” (in pratica il trionfo delle relazioni di mxxx e della mercificazione della sessualità)
Selfie per sembrare magri
Sessualizzazione dei corpi ma poi zero capacità di mettersi a nudo
Siamo in contatto con mezzo mondo ma solo per finta

Perché in realtà non conosciamo manco noi stessi
Non entriamo in profondità con nessuno perché preferiamo avere 50 milioni di amici virtuali per non sentirci soli
Perché il succo è che ci riempiamo di mxxxx perché siamo soli
Il nostro cuore è talmente solo che gli va bene qualsiasi cosa pur di appartenere
Viviamo nei condomini che sarebbero delle tribù perfette, delle piccole comunità di aiuto reciproco, ma no!
Siamo in lotta pure lì

Manco salutiamo quello del quarto piano
E i bambini non possono giocare a pallone però 7 ore sulla Play vanno benissimo
Appariamo
Vestiti fighi
Tagli waoooo
E tutto questo per essere accettati

Per essere pecore bianche
Perché ci farebbe paura se ci vedessero davvero per quello che siamo
Allora voliamo bassi per non dare nell’occhio e finisce che alla fine a volar alti non riusciamo più
Facciamo progetti ma alla fine la vita più o meno gira così:
Un lavoro che ci serve ma che non ci gratifica
Il mutuo della casa stile scatoletta di tonno per 50 anni in una città fumosa anche se vorremmo vivere nella foresta
Più o meno ogni giorno a fare le stesse robe
20 giorni di vacanza più o meno negli stessi posti

Praticamente prendi un giorno e moltiplicalo per 80 anni e otteniamo una vita morta che però il mondo dice: SIIIII, questa è la vera vita
Ecco, questa oggi è la mia foto sul mondo
Ci appartenevo pure io a questo mondo
Ma poi l’ho tradito

Si
L’ho tradito perché mi faceva schifo vivere tradendomi
Mi faceva schifo vedere ogni giorno facce tristi, senza sorriso, senza saluto, che però roboticamente andavano in marcia verso la propria tristezza quotidiana
Ho tradito quello che mi faceva schifo
Ed ho iniziato a vivere ed essere in un modo che mi desse la gioia nel cuore
A vivere fuori almeno 15 ore al giorno
A vivere
Essenzialmente a vivere
Per me
Per le mie figlie e mio figlio
Per la mia Amata

E non per la nevrosi di qualcuno
Adesso scusate ma torno a contemplare questo fico, che ha scelto di adagiarsi su un vecchio ponte romano a strampiombo sul fiume

(Pedro Martinez)

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.