Difficile quasi scrivere di questa vicenda, si é detto molto nei giorni scorsi ed ho letto di tutto, analisi sui locali non a norma, analisi dei video girati dai ragazzi all’interno, ragioni della mancata fuga da parte degli adolescenti, tanti i pareri degli psicologi, l’unica cosa certa e che accomuna ogni parere é che si tratta di una tragedia immane, dove tantissimi giovani in una serata di festa sono andati incontro alla morte.
Essendo oltreché giornalista una mamma di un figlio adolescente ho fatto fatica a scrivere ed espormi immediatamente in modo pubblico su questo argomento, perché inizialmente ho solo provato un sensazione di tristezza ed angoscia pensando a quello che quei poveri genitori si sono trovati ad affrontare e non parlo solo del dolore disumano di fronte alla perdita di un figlio, ma anche del coraggio che stanno avendo quei genitori ancora al capezzale dei figli col corpo coperto per il 70, 80% da ustioni. Per quel giovane, seppur salvo, la vita sarà completamente stravolta dovrà affrontare lo shock nello scoprire i propri amici morti, la consapevolezza che il proprio aspetto é mutato per sempre, la certezza di dover affrontare per mesi o forse anni terapie ed interventi e cosa non meno importante avranno bisogno di un supporto psicologico perché un trauma di quel tipo ti segna per la vita. I genitori dovranno essere supporto e luce per il futuro di questi ragazzi pur essendo a loro volta provati e devastati psicologicamente. Una tragedia così immane é difficile anche solo da immaginare.
E poi ci sono i filmati, che evidenziano come dalla festa, dalle luci, si passi in pochissimo alle scintille pirotecniche da corredo allo spumante, al fuoco. Mi sono chiesta più volte anch’io perché i ragazzi anziché filmare non sia immediatamente fuggiti. Ma poi leggendo tanti pareri di psicologi ho compreso che il cervello di un adolescente funziona in modo diverso dal nostro, che purtroppo vi é una scarsa percezione del pericolo, e che spesso il cellulare é divenuto il mezzo con cui raccontare agli altri e dimostrare che si era presenti, non comprendendo a fondo la gravità di quello che si sta vivendo ed osservando. Ed inoltre il fatto di non vedere gli altri scappare, pare abbia inibito ulteriormente il cervello dal pericolo, ‘se nessuno scappa, non sarà così grave’.
In tutto questo scenario mi ha colpito molto una delle prime interviste fatte ad un ragazzo che percependo il pericolo é subito uscito con ‘facilità’ dal locale mettendosi prontamente in salvo. Egli ha infatti detto di aver raggiunto l’uscita tranquillamente appena viste le prime fiamme, in quanto gli altri erano quasi tutti seduti o in pista e non sulle scale che portavano all’uscita, il collega giornalista gli ha chiesto: ‘Cosa ti ha portato a scappare prima rispetto agli altri?’, ed egli ha risposto ‘ Mi é venuto in mente mio padre, mi ha sempre detto se c’é un pericolo scappa, mettiti in salvo ‘
Ecco allora sono qui a sperare che i miei mille moniti in casa, il mio essere a volte, lo confesso, eccessivamente apprensiva e ‘controllante’ nei confronti di mio figlio, possa essere per lui, nella vita, quella ‘vocina’ in caso di mia assenza, come un ‘grillo parlante’, che possa suggerire sempre cosa sarebbe opportuno fare, sebbene il resto delle persone faccia o dica il contrario. Credo altresì che moltissimi genitori dei ragazzi morti o feriti in casa avessero fatto uguale, d’altronde noi genitori cerchiamo sempre di sincerarci che tutto vada per il meglio, cercando di prevedere l’imprevedibile, poi purtroppo non essendo presenti possiamo solo sperare che i nostri moniti non siano entrati da un orecchio e usciti dall’altro, come spesso capita quando si parla con adolescenti, ma che qualcosa sia rimasto. Qualche consiglio, una parola, un suggerimento che magari faccia attivare il cervello al momento opportuno.
Se mi fermo a pensare alla tragedia appena avvenuta mi verrebbe da impedire uscite, locali etc, ma se poi penso che appena mettiamo piede fuori casa può succedere qualcosa e non necessariamente in un locale di notte, come la cronaca ci evidenzia ogni giorno, allora non posso far altro che sperare che tutto vada sempre per il meglio e continuare ad essere in casa la mamma che sono, con i miei mille difetti, nella speranza che qualcosa resti.
Quel su cui certamente si deve puntare però é la sicurezza di ogni locale, perché anche quei giovani meno avvezzi alla percezione del pericolo probabilmente con le opportune uscite di sicurezza si sarebbero potuti salvare, mi auguro di cuore che su questo la magistratura faccia il suo corso. Non é ammissibile dare solo responsabilità ai ragazzi, i giovani erano lì per festeggiare, gli adulti responsabili dovranno pagare e soprattutto spero da questa triste vicenda si possa imparare qualcosa: stop stelline pirotecniche nei locali chiusi e verifica idoneità dei locali, uscite di sicurezza, estintori, capienza massima.
