Può una foto del lontano passato crearci dei problemi in futuro? Purtroppo sì, ecco che una foto buffa di un minore condivisa forse troppo ingenuamente sui social, spesso dai genitori stessi orgogliosi di mostrare il loro piccolo ‘prodigio’, può portare con sé conseguenze anche pesanti. Lo sharenting, ovvero la condivisione massiccia di immagini dei propri figli sui social, é un fenomeno che necessità di molta attenzione e che spesso viene ignorato.

La parola é una contrazione di share (condividere) e parenting (genitorialità), e si riferisce alla costante vetrinizzazione dei figli a mezzo social. Una volta adulti potrebbe essere complicato, dicono gli specialisti, crearsi una propria identità digitale, essendo questa condizionata dall’identità passata. Abbiamo deciso di interfacciarsi sull’importante tematica, forse ancora troppo poco nota, con l’esperta di bullismo e cyberbullismo la Dott.ssa Fiorella Mandaglio, autrice del libro di recente pubblicazione ‘ Storie di Lupi Moderni’ , eccovi il suo interessante editoriale in esclusiva per il nostro sito.

Cos’é lo sharenting e quali effetti produce?

“Il mondo dei social si nutre di dati che vengono inseriti spesso in modo compulsivo ed esagerato da tutti gli utenti che per non rimanere esclusi dalla vita online tendono a condividere quasi ogni istante del quotidiano fisico. Ecco dunque che girovagando sui vari social si trovano immagini di ogni tipo: la condivisione del cibo prima di essere gustato va postato, la lezione di joga, il viaggio in treno, un bellissimo tramonto e perfino le immagini del proprio fisico opportunamente modificato con i filtri.

Ogni istante viene virtualmente documentato e reso condivisibile agli amici online per attirare l’attenzione di altri utenti ma soprattutto lo scopo principe è quello di accumulare quei fantastici e gratificanti like oltre a  quei bellissimi commenti positivi che producono quel rinforzo positivo psicologico  che induce il  cervello a ripetere quelle azioni che hanno creato la sensazione di benessere.  Questa continua condivisione di immagini e file nutre la rete di dati personali e di informazioni che diventano quel preziosissimo bene che i grandi contenitori di dati del web utilizza per profilare e studiare le varie tipologie di utenti. Il fatto che ogni utente invia al grande occhio digitale la sua vita, le sue abitudini – fin’ anche la morte –  lo espone a gratificazioni virtuali ma anche a possibili rischi e pericoli che spaziano dalla semplice truffa, al furto di dati fino a situazioni di reati informatici gravi che possono nascere – come in parte il cyberstalking ed il cyberbullismo – proprio dall’osservazione e dallo studio del comportamento reperito dal repertorio di file che si posta in rete. Questa abitudine può assumere un aspetto deteriore per la vita del singolo che nutre il suo avatar virtuale scientemente alimentato ma può diventare una lama a doppio taglio e potenzialmente molto più pericolosa se le immagini postate per le quali si attendono i gratificanti like ed il consenso del mondo virtuale riguarda la creazione attraverso le immagini di un baby-avatar  – ovvero la prima forma di inserimento nel mondo online di un minore a cura dell’adulto sul suo profilo.

Purtroppo è molto difficile far comprendere a genitori innamorati ed orgogliosi della propria prole che postare l’immagine del proprio piccolino nudo mentre fa il bagnetto, espone il bimbo alla possibilità che questa foto possa essere facilmente  usata per scopi illeciti. In fondo può essere facilmente reperita dal social su cui è stata tranquillamente condivisa dal genitore e ricollocata in siti pedopornografici non indicizzati. Purtroppo queste pratiche sono reali ed attuali – per un esperto della rete non è difficile by passare le protezioni privacy – e spesso l’ignaro genitore non saprà mai di questa condivisione illecita a meno che non incappa per caso in una cyber-zone che riproduce una foto sfuggita al controllo dei fruitori di materiale pedopornografico.

Bisogna ricordare che queste immagini che riprendono i minori in qualsiasi momento della giornata, sono reperite dai cyber molestatori senza molti sforzi  proprio perché postate volontariamente, su alcune immagini di nudo poi, basta qualche modifica fatta in modo da rendere più appetibile il prodotto al mercato della pedopornografia e l’incasso è fatto con pochissimo impegno. Ma il punto su cui vorrei far riflettere e quello che spesso sfugge ai genitori: quelle immagini le hanno fornite proprio loro nella convinzione che nella rete non possano accadere fatti del genere perché non è mai capitato di esserne vittima – in quanto non si è consapevoli del rischio.

Il problema della condivisione compulsiva e massiccia delle fotografie dei minori è un fenomeno che espone il minore ed anche il genitore non solo ad essere preda di interesse per il mercato pedopornografico, ma anche a determinare possibili future ripercussioni  sullo sviluppo psicofisico del minore stesso oltre a cause legali per violazioni di privacy da parte del minore oggetto di post. Pensiamo a tutte quelle volte in cui un genitore prendeva all’improvviso l’album delle foto per far vedere delle immagini buffe e divertenti ad amici e parenti. La sensazione di imbarazzo poteva essere comunque gestita e rimaneva all’intero di uno spazio fisico circoscritto e di comfort zone come quello delle mura di casa. Adesso invece abbiamo milioni di ragazzini che in fase di sviluppo si trovano a combattere e sopportare commenti e magari offese che vengono determinate proprio in maggior parte da foto recuperate dai profili dei genitori.

Molte azioni di cyber bullismo purtroppo nascono dalla messa in ridicolo che la vittima subisce a causa di una foto da infante in posizioni imbarazzanti come per esempio il cambio del pannolino  –  orgogliosamente postata sul profilo del genitore –  che diventa oggetto di scherno e messa in ridicolo da parte del gruppo di pari. Ricordo che non di rado la giurisprudenza ha imposto ai genitori di rimuovere o cessare la continua pubblicazione sul proprio profilo delle immagini dei figli in quanto lesive e deleterie per uno sviluppo psicofisico sereno del fanciullo. In ballo comunque non ci sono solo interessi legati al mercato della pedopornografia e dello sviluppo del minore ma anche quelli legati alla creazione della reputazione online del futuro adulto. Il ragazzo si trova a combattere tra un profilo parallelo generato su quello del genitore e quello che cerca di creare come singolo individuo online.

Come nella vita reale anche in quella virtuale si genera una reputazione utile per il futuro lavorativo. Oggi giorno quasi tutte le aziende ormai dopo aver ricevuto un curriculum tendono a cercare su fonti aperte tutte le notizie reperibili sulla persona per farsi una prima idea sulle qualità, abilità e correttezza del possibile lavoratore. Sempre quelle immagini inserite in rete da altri, possono fornire informazioni utili sullo stile di vita, la famiglia ed il contesto culturale e sociale del candidato fino a portare l’azienda ad optare all’assunzione di una persona che abbia un profilo ideologico più simile a quello d’azienda. Anche se c’è la possibilità di ripulire la reputazione online attraverso esperti di settore, è pur vero che alcune immagini sono veramente difficili da eliminare definitivamente dalla rete globale a causa della condivisione mondiale resa possibile dalla rete stessa. Eliminare un’immagine indicizzata è molto difficile ma anche se si riesce a ripulire una parte del web non è detto che questa non sia conservata in server stranieri e che possa circolare in siti che non sono accessibili dall’Europa oppure che questa non possono essere postata nuovamente a seguito di uno screenshot  eseguito da un utente che  trovava quel contenuto particolarmente interessante.

In ultimo, altro interessante tema su cui mi soffermo è quello dei filtri e delle mode. Purtroppo il culto della bellezza a tutti i costi porta i fruitori della rete ad applicare dei filtri per migliorare l’immagine di se riflessa nella foto da postare. Non di rado questi filtri vengono applicati anche alle immagini dei minori e questa consuetudine a lungo andare può portare alla perdita dell’autostima fino a portare il minore a non piacersi specialmente nel periodo adolescenziale in cui il fisico in crescita si trasforma.

Il minore rischia di vedersi solo con gli occhi dei like e di perdere di vista il punto centrale della fase di sviluppo: l’equilibrata crescita psicofisica di individuo che sia capace di affrontare le vicissitudini della vita sia  nel mondo fisico che nel mondo virtuale“.

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.