Sempre più spesso ci si interroga sulla dipendenza che l’uso intensivo dello smartphone generi tra i ragazzi, ed ormai ci sono differenti studi che ne attestano gli effetti negativi. Tra questi ad esempio uno studio condotto dall’Università di Heidelberg e di Colonia hanno portato a nuove e preoccupanti scoperte sul tema.
Per effettuare l’esperimento e cercare di comprendere se l’uso continuo creasse una dipendenza analoga alle droghe é stato preso come campione di riferimento quello composto da adulti tra i 18 ed i 30 anni, ai quali é stato domandato di limitare l’uso del dispositivo solo alle comunicazioni essenziali per 72 ore, impedendo loro di scrollare di continuo i real e di navigare come erano soliti fare sui social, tutto questo mentre la loro attività celebrale veniva monitorata attraverso una risonanza magnetica.
I ricercatori hanno così potuto osservare notevoli cambiamenti nelle aree del cervello associate ai meccanismi di ricompensa e desiderio, un effetto legato alla dopamina, lo stesso neurotrasmettitore che porta le persone che utilizzano compulsivamente lo smartphone a percepire i social come coinvolgenti.
I dati evidenzierebbero, a detta dei ricercatori, un legame tra quanti utilizzano eccessivamente lo smartphone e quanti hanno altre forme di dipendenza più grave come alcool, nicotina, droghe. Le dinamiche attivate sarebbero simili, questo a dimostrazione del fatto che lo smartphone crea purtroppo dipendenza e non é così semplice ‘disintossicarsi‘.
Lo scopo della ricerca non é demonizzare la tecnologia ma far sì che questa possa venire utilizzata in modo consapevole, sempre più sarebbe importante che i giovani venissero messi in allerta sui danni che un uso smodato può provocare.
Carlo Verdelli, il diavolo in tasca: genitori e figli prigionieri del telefonino
Negli ultimi mesi anche in Italia il dibattito si é fatto più vivo, ed é da poco uscito un libro che ben chiarisce gli effetti negativi dell’uso esagerato del cellulare, dal titolo’ Il diavolo in tasca’ di Carlo Verdelli, e dal sottotitolo ‘Genitori e figli prigionieri del telefonino’. Un libro che ben descrive quanto il fenomeno della dipendenza da cellulare sia sempre più diffuso e purtroppo non sono tra i giovanissimi, i genitori stessi sono spesso distanti, distratti e la comunicazione tra le generazioni viene meno, anche a cena, quando il cellulare viene in molte famiglie lasciato sul tavolo.
Dal momento che oltre alle parole conta l’esempio, i ragazzi ci osservano e Verdelli fa notare come siano anche gli esempi sbagliati ad autorizzare ancor più i ragazzi in questo uso smodato, che per loro é fonte eccessiva di distrazione non sono dalle relazioni, spesso vissute solo tramite uno schermo, ma anche uno strumento che distoglie i giovani dallo studio, che abbassa la concentrazione, ove ogni notifica diventa ragione per prendere il ‘diavolo’ in mano e dimenticarsi di esercizi e compiti.
Come disintossicarsi allora? E’ ancora possibile o siamo destinati ad essere sempre più ‘risucchiati’ da questo strumento?
Chatgpt e gemini: sapere volatile, utile per cavarsela nel bene, nulla da spartire con l’imparare
Purtroppo Verdelli mette in luce anche un altro fenomeno, che sempre più sta emergendo, ossia l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, Chatgpt e simili, che in tre secondi forniscono il sapere necessario su Manzoni o qualsiasi altro argomento. “Sapere volatile, niente da spartire con l’imparare, ma utile per cavarsela nel breve’, sottolinea.
Questo atteggiamento da ‘scansafatiche’ sta sempre più prendendo piede nelle scuola, aggiungo da mamma e professionista che si occupa di questi temi, avendo avuto più testimonianze al riguardo, ove addirittura i ragazzi hanno preso l’abitudine di consegnare il cellulare, come da disposizioni di legge recenti, nelle ore scolastiche, ma si guardano bene dal consegnare il loro, e consegnano quello vecchio o quello che i genitori non usano più, per tenere in tasca il ‘diavolo’ e attivare ‘gemini’ nel corso delle verifiche. L’app Gemini consente attraverso una semplice fotografia della verifica di avere la soluzione immediata del compito, ed é così che tristemente molti studenti sono passati dal 4.5 al 9.5 e 10 nelle ultime verifiche, scampando i debiti, senza aver aperto libro.
Rendendo ridicolo il ruolo della scuola come senso del sapere, come luogo di diffusione della cultura e snaturando le verifiche che nulla ormai hanno a che vedere con il bilancio delle competenze scolastiche.
Solo un merito si deve a questi ragazzi sono estremamente furbi e sono riusciti a beffare il sistema, peccato che i docenti, molti docenti, non si siano accorti di nulla ed abbiano finto di vedere progressi inesistenti in persone che poco o nulla hanno fatto per rimediare i propri voti, se non quello di aver imparato a copiare egregiamente.
Sarebbe importante comprendere come bypassare il problema, perché altrimenti il cellulare creerà molti più problemi della ‘semplice’, si fa per dire dipendenza, svuoterà del tutto il significato dell’istruzione andando a compromettere il sapere delle future generazioni. C’é da sperare che in tempi brevi emergano degli strumenti concreti, circolari, in ambito scolastico per contrastare questo fenomeno a dir poco preoccupante.
