Boiler summer cup: cos’é la nuova challenge che spopola su TIk Tok?

A cura di Fiorella Mandaglio:Ciclicamente nel web si torna a parlare di mode giovanili e sfide online meglio conosciute con il nome di challenge games che spopolano sui social usati dai ragazzi. Da qualche giorno si sente parlare della “Boiler summer cup” che oserei tradurre letteralmente con la “coppa estiva del Boiler”. Purtroppo pare stia coinvolgendo con molto divertimento molti giovani che si sfidano, in rete, a postare sul proprio profilo la foto della ragazza che hanno invitato ad uscire. Purtroppo l’invito è particolare perchè rivolto a postare la foto della ragazza obesa, fuori forma, ovvero quella che si invita solo per raggiungere il maggior click e mi piace in una sfida il cui vincitore è solamente quello più condiviso o visualizzato attraverso l’uso di Tik Tok.

Ogni volta che viene diffusa o semplicemente resa pubblica una nuova challenge rimaniamo stupiti ed inorriditi dimenticandoci purtroppo che tra le APP in uso tra i giovanissimi esiste questa parte malvagia e aggressiva – ovvero il rovescio della medaglia popolar social – che diverte i suoi utenti attraverso il lancio di stupide sfide spesso dagli estremi pericolosi, assurde mode che danneggiano la salute e volte al culto della magrezza al limite dell’anoressia ed alla  divulgazione di comportamenti spesso illeciti che una volta postati diventano delle vere e proprie attrazioni da condivisioni virali.

La Boiler Summe Cup, ovvero la moda di agganciare una ragazza in sovrappeso per poi postare la sua immagine rivelandone il peso dal quale poi prenderanno vita una sfilza di post e commenti offensivi, allusivi e denigratori non è proprio una nuova sfida in rete.

In realtà cambia solo il tipo di applicazione social con cui viene divulgata in quanto molti potranno sicuramente ricordare la challenge di qualche anno fa denominata  “Pull a pig” la cui realizzazione sfociava in una sorta di azioni bulle e umilianti. La tecnica di aggancio era la stessa della Boiler, cioè si  faceva credere ad una ragazza spesso isolata o poco appariscente a causa del sovrappeso o distante dai moderni canoni di bellezza di essere sentimentalmente interessati e si invitava ad uscire per passare dei momenti insieme. La variante però stava nell’epilogo: mentre prima si lasciava sola ad aspettare l’arrivo del cavaliere che non si presentava e prontamente postava sul social la sua foto con frasi simile a “You are pigged” portando in risalto “lo scherno e lo scherzo” adesso  sembra ancora più cattiva ed aggressiva in quanto, violando la privacy della ragazza, ovvero postando la foto con un ipotetico peso  -oppure il peso reale opportunamente chiesto in un momento di confidenza-  si permette a tutti i gregari del leader partecipante alla gara di portare avanti la denigrazione attraverso commenti allusivi o proprio offensivi.

Ma la domanda che sorge spontanea non riguarda tanto la divulgarsi di questa sfida social volta a denigrare l’aspetto fisico delle giovani donne – alla faccia del movimento body positive – ma quanto alla totale indifferenza al contrasto di determinate sfide che esistono e prolificano in rete danneggiando molti minorenni dal punto di vista psicofisico. Spesso in passato ho parlato di quella challenge spesso ignorata o negata,  inerente all’uso/abuso di alcool tra adolescenti.

L’indifferenza degli adulti non pone la giusta attenzione al fatto che quello che in rete diventa challenge pericoloso è spesso e soprattutto frutto di un’azione fisica nel mondo reale. Il drinking game – del quale ormai esistono tantissime varianti – prevede l’ubriacamento collettivo o quello strategico di un singolo soggetto attraverso un gioco banale – roulette, la bottiglia, ecc – che viene postato in rete durante la sua evoluzione e che purtroppo a volte, al suo apice, porta alla realizzazione di stupri di gruppo spesso non denunciati dalla vittima per la vergogna.

Non vorrei divagare molto sul drinking ma piuttosto far riflettere sul fatto che ad oggi non si pone la giusta attenzione agli effetti prodotti sugli adolescenti da queste sfide curiosità, gusto del proibito, voglia di like e popolarità– ed allo sviluppo di progetti d’informazione e cultura al contrasto alle challenge. Per essere più precisi si tende a non diffondere l’argomento in quanto si teme che parlarne possa indurre gli adolescenti a curiosare in rete per “provare” il gioco.

Purtroppo, forse, in realtà non ci si vuole rendere conto che il mondo social degli adulti è diverso. Non vi è consapevolezza che tra le applicazioni usate dai ragazzi e la  metodologia di uso delle APP da parte degli adulti esiste un profondo abisso. Non voglio citare tragedie accadute forse a causa delle challenge sentite per caso  – di cui ripeto esistono tantissime tipologie – ma piuttosto invitare ad avere maggiore attenzione e sensibilità alla divulgazione della problematica delle sfide all’interno dei percorsi di educazione digitale per adulti e ragazzi. Discutendone con gli adolescenti ci si può stupire nell’apprendere come conoscano molte di queste sfide e che soprattutto come spesso le vanno a cercare per gioco per provare qualcosa di nuovo da condividere per un momento di celebrità social.

Mentre gli adulti si scandalizzano e restano fermi alla problematica, gli adolescenti che ne parlano con un esperto, una volta compreso il potenziale pericolo per l’integrità psicofisica ed assunta la consapevolezza che queste challenge definite erroneamente anche mode esaltano in realtà comportamenti illeciti volti alla diffamazione ed all’ offesa, si fanno spesso portatori di informazioni per i più giovani in modo da contrastare il dilagare del fenomeno tra i social

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