La morte della ristoratrice Giovanna Pedretti, che probabilmente si é suicidata stando alle prime ricostruzioni, ha scosso l’opinione pubblica, in molti si chiedono se poteva essere evitata, si parla di gogna mediatica, di responsabilità. Tutto nasce per una recensione in cui si parlava di inclusività, che l’aveva messa sotto ai riflettori con tanto di plauso da parte della Ministra della Disabilità Locatelli per aver risposto a tono ad alcune persone che si lamentavano per essere stato poste vicino a gay e disabili nel corso della cena, persone che lei invitava a non far più ritorno nel proprio locale. Poi l’intervento a gamba tesa del food blogger Biagiarelli e della sua compagna la giornalista Selvaggia Lucarelli, che reputando falsa la recensione, hanno riacceso i riflettori sul caso, portando la donna ad essere ‘assediata’ dai giornalisti che volevano capire. E così quei social che ti danno visibilità, ma che altresì possono essere ‘veramente pericolosi’ se mal gestiti e se mal se ne tollera l’effetto collaterale quando le cose non vanno come avevi immaginato, perché non siamo tutti uguali e non tutti reagiamo alla stessa maniera, hanno avuto un effetto devastante. Ma Selvaggia Lucarelli ed il compagno Lorenzo Biagiarelli, se ne tirano fuori: ‘mi dispiace se pensate che la ricerca della verità possa avere queste conseguenze’, e scordano quasi le scuse alla famiglia. Ho sentito tanto parlare del caso e non mi ero esposta in attesa di meglio comprendere, ma stamane ho letto che si indaga per istigazione al suicidio, e poi mi ho notato un post Fb di Erica D’Adda, ex senatrice Pd, che ho trovato davvero calzante, e dunque, sentendolo mio in ogni virgola, lo condivido senza null’altro aggiungere.

Giovanna Pedretti, era davvero necessaria questa gogna mediatica anche qualora la recensione fosse stata fake? Parla D’Adda

“Una signora come tante: una famiglia, una piccola pizzeria, un vita da vivere.

Una recensione, forse un po’ forzata o forse no, la catapulta nel mondo dei media e dei “giornalisti” che vivono di eccessi, quando non sanno vivere del loro lavoro.

Niente di grave, in fondo aveva scritto parole belle e inclusive, con tutta l’acredine che leggiamo e sentiamo era una boccata d’aria.

Doveva durare qualche giorno, poi tutto doveva finire.

Giovanna Pedretti sarebbe tornata alla sua vita.

“Normale” come quella di tutti, con i problemi, le ansie, le debolezze, i “pregressi” che ogni famiglia conosce.

Poi arrivano gli squali. Ormai sono una presenza abituale anche loro, molti li seguono proprio per quello. Seguendoli e commentandoli danno loro un potere immenso.

Li pagano con i like. Tanti, centinaia di migliaia. Con quei like puoi farci quello che vuoi.

Puoi attaccare gli squali forti come te, e scorre sangue. Non è uno scontro tra persone reali, è una battaglia fra maschere costruite coi media.

Oppure puoi colpire una persona come tante, che non immagina cosa possa provocare l’impatto , una persona che forse è vulnerabile, in quel momento magari di più.

Le persone si maneggiano con cura. Sono fragili. Non hanno armi alla pari con le maschere.

Faticano anche a tagliarsi i polsi, e allora scendono nelle acque di un fiume gelido e scompaiono.

Sapete cosa mi ha colpito, #selvaggialucarelli e #lorenzobiagiarelli?

Che saputa della morte di una donna non avete neppure detto, nei vostri tweet, un :

“Mi dispiace”.

Siete passati subito a darvi ragione, anzi ad esaltare quello che fate.

A giustificarlo.

Vi hanno riempito di insulti e di odio: è sbagliato anche questo, è l’altra faccia della medaglia: proprio quello che vorremmo evitare.

La tragedia più grande è che persino io, vedendo la violenza verbale che vi gettavano addosso, l’ho letta a lungo, pensando alle acque fredde del fiume che Giovanna ha creduto fosse l’unica soluzione.

E allora ho alzato le spalle: vi dicano quello che vogliono!

Non sto ad indignarmi, quasi quasi vorrei dirvi qualcosa anche io.

Lo so, non doveva accadermi. È terribile.

Scusa, Giovanna.

#giovannapedretti

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.