Coronavirus: lettera aperta del CoLAP

Queste le parole della Presidente del CoLAP Emiliana Alessandrucci.” Comprendiamo le misure emergenziali del decreto Cura Italia ma adesso non c’è più tempo. Dopo il caos delle domande sul portale dell’INPS, non sono ancora arrivati i fondi sul conto dei destinatari e siamo ormai a un mese dall’inizio del lockdown.

Un nostro sondaggio interno ci fa arrivare a descrivere in questo modo lo status della situazione dei professionisti afferenti alle nostre associazioni professionali. La situazione che emerge dalle risposte è drammatica: l’87% dei professionisti ha interrotto completamente la propria attività; Il 9 % vede ridotto la propria attività del 70%. Per quanto riguarda i tempi di ripresa il 93% dei professionisti prevede una ripartenza delle attività fra 10 mesi e un ritorno ai fatturati precedenti entro 36 mesi. Sul versante della liquidità, Il 90% dei professionisti denuncia problemi imminenti mentre in merito al sostegno al reddito tutti i nostri associati chiedono interventi strutturali a lungo termine, almeno 6 mesi.

Emerge altresì uno spaesamento dei “nostri” professionisti in merito alle misure adottate dal Governo: il 97% si sente insicuro e disorientato rispetto al supporto dello Stato, perché i requisiti e gli strumenti sono scostanti e incoerenti.

Il nostro è un grido di allarme e di aiuto, NON LASCIATECI MORIRE!

DUE LE RICHIESTE PRINCIPALI:

E’ vitale intervenire in tempi brevi su almeno due aspetti:

1.Il sostegno al reddito deve essere pensato per almeno 5 mesi (aprile -agosto). Liquidiamo la somma mensilmente ma assegniamo l’importo fin da subito. Riduciamo i passaggi burocratici (si farebbe una sola domanda, non una domanda per ogni mese). Diamo stabilità ai provvedimenti e possibilità per il professionista di pianificare fin da subito la propria attività ed eventualmente anche i propri investimenti. Diamo certezza sul supporto ed arrestiamo il senso di precariato che provoca sfiducia verso le istituzioni. Semplificare per gestire l’emergenza è divenuta un’emergenza.

2. Semplifichiamo la richiesta di cassa integrazione per le microimprese sotto i 5 dipendenti, la norma (art. 21 del decreto cura) non richiede l’accordo sindacale né pertanto l’adesione ad un fondo. In alcune regioni si sta però manifestando una situazione particolare, ovvero la richiesta alle imprese da parte di alcune sigle sindacali dell’iscrizione dei dipendenti al fondo per l’artigianato: ciò vorrebbe dire spendere 84 euro per ogni dipendente e, soprattutto, pagare anche il pregresso, con i costi che sarebbero molto elevati per le aziende che però, nel caso non pagassero, sarebbero escluse dall’accesso alla cassa. Imputare nuovi costi al piccolo imprenditore per la richiesta di ammortizzatori sociali è inaccettabile e va contrastato. Ripristiniamo quanto previsto dalla norma e quanto già stabilito da disposizioni nazionali senza gravare gli imprenditori di altri costi visto anche il grave momento di difficoltà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *