Oggi abbiamo l’onore di ospitare sul nostro sito l’editoriale di Ivana Veronese, segretaria confederale Uil con delega alla sicurezza sul lavoro, che partendo dalla tragedia avvenuta a Torino in via Genova il 18 dicembre scorso, ove sono morti 3 operai che lavoravano su una gru, passando poi per Luana D’Orazio, operaia tessile di Prato morta a soli 22 anni, fa un excursus sulle morti, troppe, avvenute sul lavoro dall’inizio di quest’anno.

E ricorda, affranta, come il nostro Paese sebbene abbia 191,5 miliardi di euro del PNRR da investire non abbia ad oggi un piano serio su salute e sicurezza, né una strategia nazionale ove vengano indicate le priorità su cui agire. Scandaloso ed avvilente, giacché l’Italia, spiega Veronese, é l’unico Paese in Europa a non averla mai avuta. E’ tempo che qualcosa cambi, non é più possibile, e su questo concordiamo in toto, che nel 2021 si vada a lavorare alla mattina e si rischi di non rientrare in casa alla sera.

Si deve puntare su sicurezza, formazione, maggiori controlli, la vita di una persona va tutelata sempre, ancor più sul luogo di lavoro, non si può avere paura di andare a lavorare. Non si può morire per una cattiva organizzazione del lavoro, poco attenta alla sicurezza e troppo orientata al profitto ad ogni costo, chiosa Veronesi. Eccovi le sue parole in questo prezioso contributo.

Sulla Tragedia di Torino le parole di Ivana Veronese, Uil

Marco Pozzetti, Roberto Peretto, Filippo Falotico. Sono i nomi dei tre operai morti mentre lavoravano, su una gru, a quasi 7 metri di altezza, il 18 dicembre scorso a Torino. Difficile non ricordare il loro selfie su quella gru, con i loro volti sorridenti in primo piano, che pochi istanti dopo la tragedia è stato diffuso dai media e che non smette di ritornarci alla mente.

Come il volto di Luana D’Orazio, l’operaia tessile morta a Prato a soli 22 anni, raffigurato in un murale – grande, colorato, evocativo – realizzato all’esterno del Csoa ExSnia Viscosa, nel quartiere Pigneto a Roma, che ritrae la ragazza sorridente e piena di vita, nel fiore dei suoi anni.

Volti, che ci ricordano quelle vite spezzate ingiustamente, vite di giovani, e troppo spesso meno giovani, lavoratrici e lavoratori che si aggiungono al bollettino quotidiano di chi non c’è più a causa del lavoro o meglio della cattiva organizzazione del lavoro, poco attenta alla sicurezza e troppo orientata al profitto ad ogni costo.

1.017 morti dall’inizio di quest’anno a ottobre, che pesano come macigni, perché non si può morire ancora mentre si lavora, nel 2021, in un paese civile. Un paese, lo ricordiamo, che avrà 191,5 miliardi di euro del PNRR da investire e che ad oggi non ha né un piano serio sulla salute e sicurezza né una strategia nazionale (l’unico paese in Europa a non averla mai avuta) nella quale siano indicate le priorità sulle quali concentrare l’impegno di tutti: Istituzioni, enti, parti sociali.

Siamo intervenuti sui controlli, è vero, grazie al cosiddetto Decreto fiscale abbiamo rafforzato il sistema di vigilanza, inasprendo i provvedimenti degli organi di vigilanza per le aziende che vìolano gli obblighi in materia di salute e sicurezza, implementando l’organico dell’Ispettorato Nazionale del lavoro e rafforzando il sistema di Coordinamento dei vari attori coinvolti nel sistema: dall’INL, alle ASL”

Tragedia a Torino e sicurezza sul lavoro, Veronesi: si deve fare molto di più

Ma abbiamo fatto ancora troppo poco.

Come Organizzazioni sindacali, oramai nella primavera scorsa, abbiamo sottoscritto un patto per la salute e per la sicurezza sul lavoro che ribadiva come fosse necessario ed urgente un rinnovato atto di responsabilità collettiva tra Governo, Istituzioni, Conferenza Stato-Regioni, Enti preposti, Parti Sociali (CGIL-CISL-UIL e Associazioni Datoriali).

Il patto si articolava su tre grandi assi di interventi alcuni dei quali hanno a nostro parere carattere di estrema urgenza.

Dobbiamo infatti, varare, il prima possibile, il modello della qualificazione delle imprese e della patente a punti per determinare l’accesso alle gare di appalto, in particolare quelle pubbliche, sulla base della regolarità delle imprese in merito al rispetto delle normative, ai criteri definiti su SSL, alla legalità e correttezza dei contratti di lavoro; dobbiamo investire, tramite l’Inail, risorse sulla ricerca e inserire nei programmi scolastici, almeno a partire dalle scuole superiori di ogni tipo, la materia della salute e sicurezza sul lavoro; dobbiamo rafforzare il sistema di informazione, formazione e addestramento che devono essere forniti ai lavoratori e alle lavoratrici prima di essere adibiti ad ogni specifica mansione e devono essere erogati da Enti di formazione accreditati e certificati; dobbiamo promuovere e rafforzare la contrattazione come strumento fondamentale (nazionale e territoriale/aziendale) per declinare le misure di prevenzione e protezione al contesto lavorativo, oltre a dare nuovo impulso al ruolo della rappresentanza, garantendo il pieno accesso dei RLS e RLST ai luoghi di lavoro e attenzionando affinché nessuna azienda possa operare senza RLS/RLST, regolarmente eletti/designati dalle lavoratrici e lavoratori“.

Ringraziamo di cuore per questo puntuale contributo Ivana Veronesi, segretaria confederale Uil con delega alla sicurezza sul lavoro, e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte delle dichiarazioni che é tenuto a citare la fonte.

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.