Sarà che sono particolarmente attratta dal Giappone e da tutti gli insegnamenti su quiete e tranquillità che arrivano dall’Oriente, sarà che ho tatuato io stessa un’espressione giapponese sul corpo (nankuru nai sa), ma Facebook mi ha suggerito un profilo meraviglioso che seguo da tempo, ‘ElenaGiappone’ , ove potrete trovare massime, usanze, modi di dire o di pensare dei giapponesi. Ho cercato di contattare l’ideatrice del profilo per chiederle un’intervista che spero prima o poi possa concedermi, allo stato attuale mi limiterò solo a riportarvi alcun dei suoi post, pubblici, per farvi comprendere come tendiamo a vivere diversamente in Occidente rispetto al Giappone. Questo post mi riguarda particolarmente perché ho la brutta abitudine di voler sempre avere tutto sotto controllo e delegare sempre molto poco, oltre a sentirmi talvolta in colpa quando le cose non vanno come avrei voluto, come se tutto dipendesse da me. Credo che dovrò assolutamente fare tesoro di queste 9 cose che i ‘giapponesi sanno da secoli’

Elena Giappone: COME SMETTERE DI VOLER CONTROLLARE TUTTO. 9 COSE CHE I GIAPPONESI SANNO DA SECOLI E NOI NO.

Riprendiamo e fedelmente riportiamo il suo post: “C’è una fatica di cui si parla poco: quella di chi sente di dover tenere tutto sotto controllo. Ogni dettaglio, ogni esito, ogni persona, ogni cosa che potrebbe andare storta. È una morsa che non si allenta mai, perché il mondo, semplicemente, non si lascia governare fino in fondo. Più stringiamo, più ci accorgiamo che gran parte della vita ci scivola comunque tra le dita, e ci ritroviamo esausti per battaglie che non erano nostre da combattere.

I giapponesi, su questo, hanno una saggezza antica, raccolta in una parola ripetuta in mille modi: makaseru, affidare, lasciare che le cose seguano il loro corso. Eccone nove.

1. Jinji o tsukushite tenmei o matsu (人事を尽くして天命を待つ). “Fai tutto il possibile, poi aspetta il volere del cielo.”

Dai fino in fondo la tua parte, e su ciò che non dipende da te smetti di tirare. Non è arrendersi, è il contrario: è impegnarti al massimo proprio dove conti, e posare con pace tutto il resto. Così, comunque vada, non avrai rimpianti...

2. Naru you ni naru. “Andrà come deve andare.”

Non tutto ciò che non controlli è una minaccia. Moltissime cose si sistemano benissimo anche senza che tu le tenga per il bavero. Spesso la soluzione arriva proprio quando smetti di forzarla.

3. Nariyuki ni makaseru (成り行きに任せる). “Lasciare che segua il suo corso.”

A volte la mossa più saggia non è intervenire, ma fare un passo indietro e permettere agli eventi di trovare da soli la loro forma. Non ogni nodo va sciolto a mano: certi si sciolgono se solo smetti di tirare il filo…

4. Te wo hanasu (手を放す). “Lasciare la presa.”

Ci sono cose che, più le stringi, più si guastano. Una relazione tenuta troppo stretta, una persona sorvegliata a vista, un progetto controllato in ogni respiro. Allentare la mano non significa perderli. Spesso è l’unico modo per non soffocarli.

5. Onozukara (自ずから). “Da sé.”

Moltissime cose accadono da sole, al tempo giusto, senza che nessuno le forzi. Il fiore non si apre perché qualcuno gli tira i petali. Si apre quando è pronto, e nessuna ansia lo fa sbocciare un minuto prima…

6. Mizu wa hoen no utsuwa ni shitagau (水は方円の器に随う). “L‘acqua prende la forma del recipiente.”

Diventa quadrata in un vaso quadrato e tonda in uno tondo, eppure resta sempre acqua. Adattarsi a ciò che non puoi cambiare non è debolezza. È restare te stesso anche quando le circostanze cambiano forma intorno a te.

7. Tariki (他力). “La forza dell’altro.”

Nel buddismo indica il lasciarsi portare da una forza più grande di sé, invece di contare solo sulle proprie braccia. Non tutto va retto da soli. A volte ci si può appoggiare alla corrente, agli altri, alla vita, e scoprire che ti sostengono senza che tu debba reggere niente…

8. Un wo ten ni makaseru (運を天に任せる). “Affidare la sorte al cielo.”

Su ciò che hai già fatto e non torna più indietro, smetti di rosicchiarti. Hai giocato la tua parte: il resto non è più affare tuo. Rimuginare su un esito ormai deciso è solo un altro modo, inutile, di provare a controllarlo.

9. Anjin ritsumei (安心立命). “La quiete di chi si affida.”

È lo stato di chi ha smesso di agitarsi per ogni cosa, perché ha rimesso ciò che non dipende da lui in mani più grandi. Non è una resa. È una calma. È la pace, profonda, di chi ha fatto il suo e ha posato giù il resto

Non puoi reggere il timone di ogni cosa. Gran parte di ciò che ti toglie il sonno non è nelle tue mani, e non lo è mai stato. Tenere la presa su tutto non ti rende più al sicuro: ti lascia soltanto più stanchezza addosso, e più solitudine.

La quiete comincia il giorno in cui scegli con cura le poche cose su cui puoi davvero qualcosa, e lasci che tutto il resto trovi la sua strada da solo. Non vuol dire smettere di prenderti cura. Vuol dire prenderti cura, e bene, di ciò che è davvero tuo, e fidarti che il tempo, gli altri e la vita si occupino del resto. È meno faticoso. Ed è, quasi sempre, anche più efficace”

Se vi va di scoprire qualcosa in più sul Giappone é il profilo giusto da seguire , nei prossimo giorni posterò sicuramente altro, perché a mio avviso si tratta proprio di avvicinarsi ad una filosofia di vita che in un mondo frenetico, ove contano le apparenze, le performances e la competizione , va esattamente nella direzione opposta, e ci potrebbe insegnare a respirare, a cogliere la bellezza nei dettagli più semplici e a goderci ogni singolo momento.

Di Erica Venditti

Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono cofondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.